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Steampunk Dirigibili

Ho scritto questi dodici capitoli per gli amici del gruppo cosplay Steampunk Evolution. Ogni volta che mi sono seduto a scrivere un capitolo, l’ho fatto con la convinzione che mi avrebbero guidato i personaggi. Avrei pensato a Sarah, a Samuel o a Virginia e avrei cominciato a scrivere. Pur avendo seguito alcune classiche regole POV, ho fatto dei cambiamenti tra terza persona limitata e prima persona quando ho sentito che andava bene per il personaggio. Quando il primo volume è finito in realtà ero piuttosto sorpreso, dato che non me lo aspettavo. Ma qualcosa mi diceva che avevo scritto abbastanza. Per il momento.

Buona lettura.

Storie di Steampunk – Dirigibili n. 12 – Tregua
24 Gennaio 2026

*** La Serie inizia con “Dirigibili n. 1: Libellula” *** La pioggia invernale picchiettava sull’acciottolato all’esterno della piccola sala da tè. Sarah Hunter era seduta fuori sotto un baldacchino a sorseggiare il te e a fumare un cigarillo. Sopra di lei ondeggiavano gli infiniti cieli grigi di Londra. Masse di nubi che somigliavano a dirigibili, angeli e nemici. Lei aspirò a fondo, poi spense il cigarillo. Trangugiò il resto del suo tè freddo e lasciò una manciata di monetine sul tavolo. Mentre si apriva l’ombrello, il cameriere le fece un inchino. Stava per inciampare col piede impigliato nella sua polonaise e imprecò senza farsi sentire dal cameriere. Di rado indossava qualcosa che non fosse di tela e cuoio, ma nel centro di Londra non aveva altra scelta che conformarsi. Una donna non accompagnata in una sala da tè stava a un passo dall’essere una poco di buono. Dopo la distruzione delle dreadnought, Darkhouse & Sons avevano chiesto dei negoziati di pace al primo ministro di Londra Libera. Meno di due settimane prima era stata firmata una tregua, ma Sarah non credeva che l’avrebbero rispettata. Entrambe le parti si erano rifiutate di retrocedere dalla tortuosa linea fortificata che andava da Southend-on-Sea a Oxford, da Bristol a Pembroke. I giornali di Londra Libera proclamavano a gran voce che la Linea della Macchina da Guerra era inespugnabile. Dopo le sue esperienze in volo, Sarah dubitava che Darkhouse & Sons si trattenessero così facilmente. Secondo lei la vittoria contro l’armata non era stata affatto una vittoria. La carrozza a noleggio sferragliò giù per la via di Londra con dentro Sarah che sobbalzava. Aveva quasi smesso di piovere ma le nuvole nascondevano ancora il sole. La pioggia che diminuiva le fece sentire la mancanza di essere in volo. Il suo prezioso Darner era stato danneggiato gravemente e ci sarebbe voluto del tempo prima che lei potessetornare a volare. Il padre di Sarah, l’ingegnere militare Treyton Hunter, sgobbava con la sua squadra alla riparazione dell’ornitottero. Era rimasto impressionato a vedere il danno e si chiese come Sarah fosse riuscita a pilotarlo fino a matterlo in salvo. Lei aveva trascurato di dirgli che in realtà si era schiantata contro un albero prima di atterare su folte siepi. Il Primo Ufficiale Edward Keenan e il Capitano Samuel Tyler erano saltati nel laghetto del parco pochi secondi prima dello schianto. La carrozza si fermò di fronte alla Biblioteca Giuridica Centrale di Londra. Sarah pagò la corsa e permise al guidatore di aprirle la porta. Si divincolò per uscire, con la polonaise impigliata nella serratura della portiera. Ignorò lo sguardo di disapprovazione del guidatore. Camminò con determinazione verso una giovane donna dai capelli biondo fragola che stava seduta da sola vicino a un fuoco scoppiettante, con la fronte accigliata mentre esaminava un grosso volume. “Buona giornata a te, Virginia”. Virginia Tyler sollevò lo sguardo con un sorriso malinconico. “Grazie per avermi incontrata, Sarah. Prego, siediti. Ti ordino del tè?” “No, ti ringrazio, l’ho appena preso” replicò Sarah. Virginia incrociò le mani in grembo. “Prima ho incontrato il nostro avvocato di famiglia, sembra che per mio padre le cose non si mettano bene. Il tribunale militare ha intenzione di processarlo per omicidio colposo di due marinai dell’aria che sono morti col paracadute, per l’abbandono della sua nave e per la distruzione del Proud Gale”. “Che stupidaggine” scattò Sarah, “se non fosse stato per l’audacia del Capitano Tyler, non sarei mai stata in grado di sganciare bombe incendiarie sulle due dreadnought. La battaglia è stata vinta grazie ai nostri sforzi combinati. Questo non lo capisce il tribunale?” “Credo che tu comprenda la nostra particolare situazione” disse Virginia, “siamo entrambe donne che hanno assunto ruoli riservati agli uomini. Papà era sicuro delle tue capacità, ma molti non lo sono. Credo che in parte ne stia pagando il prezzo”. Sarah tirò indietro le spalle. “Perciò è colpa mia?” “Oh, no, non volevo dire questo!” esclamò Virginia. Allungò la mano e prese la mano irrigidita di Sarah. “Ti prego, perdonami. Volevo soltanto farti capire perché sarà così difficile. Sia io che Papà crediamo in te, ma il governo di Londra libera non è affatto pronto ad accettare le donne in certi ruoli. In qualche modo, dobbiamo ricordarcelo nell’organizzare la sua difesa”. “Ho parlato con mio padre” disse Sarah, “Parlerà lui a favore del Capitano Tyler davanti al tribunale”. A Virginia si velarono gli occhi. “Ti ringrazio. Treyton Hunter è molto rispettato. Sarà di grande aiuto alla nostra causa che sia lui a parlare a favore di mio padre”. Sarah annuì e si schiarì la gola. “Tuo fratello ti ha fatto sapere qualcosa dal Fronte Nord?” “Ho solo notizie di una settimana fa” replicò Virginia, “Charles è ancora al comando di una Macchina da Guerra appena fuori Oxford. Non è stato promosso a tenente-colonnello del battaglione come sperava. Probabilmente perché l’ombra di mio padre è ricaduta su di lui”. “Mi riferivo alle nostre posizioni tattiche” disse Sarah, “i Battaglioni della Macchina da Guerra stanno davvero mantenendo la linea come dicono i giornali?” “Oh, capisco” disse Virginia, “non ne sono sicura. Dobbiamo essere cauti nella nostra corrispondenza”. “Credevo avessi detto che avete un vostro codice segreto?” “Lo abbiamo, ma è molto limitato” disse Virginia. Si morse il labbro, “credi che la tregua non durerà?” “Non ho la certezza che sia stata firmata una tregua” replicò Sarah, “sembra talmente improbabile. Anche se abbiamo distrutto i tre dirigibili più all’avanguardia che Darkhouse & Sons avevano, abbiamo subito quasi il doppio delle loro perdite nella battaglia dei dirigibili. Per loro non ha senso richiedere una tregua. Come mai non sono andati avanti con un attacco di terra?” “Abbiamo catturato una manciata delle loro principali spie e informatori” disse Virginia. “Il registro che gli hai rubato” disse Sarah con un mezzo sorriso, “immagino che non possano più essere certi delle nostre posizioni militari. Ottimo lavoro, Virginia”. Virginia arrossì. “Ho fatto solo la mia parte”. Sarah tamburellò con le dita sul tavolo. “Come tutti noi. Ma questo governo non capisce che il sacrificio di una donna è pari a quello di un uomo”. “No, loro non capiscono. Ci vorranno degli anni prima che questo cambi”. “Ammesso che cambierà mai”. “Cambierà” obiettò Virginia. Sul suo volto apparve un lento sorriso, “dovresti vedere le ragazze nei bassifondi che indossano pantaloni e fingono di volare. Chi pensi che stiano imitando?” Sarah distolse lo sguardo. “Beh, sono sicura che saranno fustigate per questo”. Virginia rise. “Ne dubito. Sei sulla bocca di tutti, che a loro piaccia o meno”. Si inclinò all’indietro e sorrise. “Che a te piaccia o meno”. Sarah borbottò e Virginia rise di nuovo. Ma Sarah sapeva che c’era poco da ridere. La tregua puzzava di menzogna. Darkhouse & Sons non avrebbero rinunciato al loro impero e perdere poche spie e qualche dirigibile d’élite non li avrebbe fermati a lungo. La Macchina da Guerra di Londra Libera aveva retto bene, meglio di quanto fossero riusciti a fare i dirigibili, ma la frontiera era lunga oltre trecento miglia. Prima o poi i loro nemici avrebbero trovato un varco e avrebbero lanciato un attacco via terra. Il cielo che si stava oscurando brontolò. Ancora una volta Sarah promise a Virginia che suo padre avrebbe testimoniato a favore del Capitano Tyler. Virginia la ringraziò con le lacrime agli occhi. Sarah non era il tipo da addii lacrimosi e annuì bruscamente prima di voltarsi per andare verso la porta. Ordinò al giovane portinaio di chiamare una carrozza a noleggio e poi uscì sotto la pioggia con il suo ombrello nero che le copriva la testa. Non aveva mai indossato una cuffietta per fare contenti i bravi Londinesi. Camminando maldestramente verso la carrozza nella sua polonaise, Sarah alzò lo sguardo al cielo. Continuava a vedere dirigibili nemici in ogni nuvola scura. Sperò che suo padre finisse presto di riparare il Darner come aveva promesso. La sua impazienza cresceva. Aveva bisogno di tornare in cabina di pilotaggio per affinare le sue capacità. Sarah sapeva che presto sarebbe stata chiamata alle armi e ci sarebbe stato bisogno del Darner, che agli uomini di Londra Libera piacesse o meno. FINE DEL VOLUME I

Storie di Steampunk – Dirigibili n. 11 – In Fiamme
17 Gennaio 2026

*** La serie inizia con “Dirigibili n. 1: Libellula” *** Il battito d’ali dell’ornitottero suonò come se qualcuno scaraventasse sull’acciottolato un cestino dopo l’altro di posate d’argento. Il Darner emise vapore dal tubo di scappamento e dalle ali si levò del fumo acre. Mentre volava sopra di noi, finalmente compresi il motivo di quel suono malvagio; stava volando con tre ali sole. Il Capitano Sarah Hunter fece scendere la punta menomata dell’ornitottero con un’esibizione di acrobazie spaventosa. Si infilò sotto l’involucro di gas della prima dreadnought saldamente ancorata al Proud Gale e scattò in avanti. Chiusi gli occhi aspettandomi di sentire il rumore delle ali che si spezzavano di colpo colpendo una qualsiasi corda delle linee di aggancio, ma l’unico suono che udii fu un breve fischio prima di una terribile spaccatura e il gorgoglio del liquido denso. Aprii gli occhi e vidi che la prima delle due bombe incendiarie si era conficcata nel ponte dei nostri nemici. Liquido ardente, denso si riversava dalle assi inclinate e correva su per il cordame incatramato dell’involucro di gas. Il secondo sgancio me lo persi perché avvenne mentre guardavo bruciare la prima dreadnought. Sentii la seconda carica incendiaria rotolare giù per il ponte inclinato della dreadnought più lontana da noi. La fortuna era dalla nostra parte, perché prima che potesse rotolare via si fracassò contro il ponte rialzato e lasciò fuoriuscire la sua poltiglia ardente. Un attimo dopo si accese il timer-scintilla e la dreadnought andò a fuoco. I marinai dell’aria della Darkhouse & Sons urlarono e si precipitarono ai loro paracadute mentre le loro navi bruciavano entrambe. L’ornitottero era già volato fuori pericolo e sparito fra le nuvole. “Capitano Tyler, ce l’ha fatta!” Il Primo Ufficiale Edward Keenan trionfò. “Tutte e due le dreadnought sono in fiamme!” Si contorse e piantò un piede sulla ringhiera. “Ci sono tre cacciatorpedinieri Londra Libera a mezzo miglio nautico da noi. Una raffica di cannonate pesanti da parte loro ci butterà giù tutti”. “Certo giovanotto, questa battaglia è vinta al prezzo del Proud Gale”. Keenan si staccò dal corrimano e fece un tonfo sul ponte. Si trascinò verso di me, lottando contro l’inclinazione di oltre cinquanta gradi. Mi mise una mano sul braccio. “Mi dispiace che il cacciatorpediniere ci debba lasciare. Il Proud Gale ci ha serviti bene contro Darkhouse & Sons”. “Beh, non posso dire che mi mancherà quando andrò a fondo con la mia nave. Sei sicuro che non sia rimasto qualche paracadute?” Keenan teneva gli occhi sul cordame del nostro involucro di gas mentre il fuoco divampava verso l’alto. “No, Capitano Tyler. E non abbiamo alcuna possibilità di raggiungere uno dei nostri cacciatorpedinieri. Stanno già livellando il volo per dar fuoco ai cannoni”. Alcuni marinai dell’aria nemici erano riusciti a sistemare i paracadute e si gettavano dai ponti. Scoprii di non essere capace ad augurargli del male e sperai che i loro paracadute fossero abbastanza robusti da raggiungere Londra là sotto. Sarebbero stati catturati, imprigionati e processati. Se fossimo stati fortunati, Londra Libera avrebbe processato un ufficiale Darkhouse & Sons, ma non un capitano. Sapevo che i capitani non avrebbero abbandonato le loro navi in fiamme. “Bene, giovanotto, è stato un onore averti come mio primo ufficiale”. Keenan guardò sopra di me. “Capitano Tyler, il Darner sta venendo dritto verso di noi!” Mi rotolai e mi rigirai sulle mani e sulle ginocchia. Con la mia misera vista riuscivo a vedere appena l’ornitottero blu a duecento iarde di distanza. Mi si strinse lo stomaco. “Sta andando a pezzi, giovanotto! C’è qualcosa che pende dalla sua pancia!” “Non sta andando in pezzi; è una scala di corda!” urlò Keenan balzando verso la ringhiera. Afferrò il corrimano e si sollevò in piedi. “Stiamo per scendere dal Proud Gale!” “No, un capitano affonda con la sua nave”. “Non se tutti gli altri marinai sono scesi” disse Keenan. Mi strattonò il braccio, “su capitano, andate. Avete una storia da raccontare”. Il Darner era a cinquanta iarde. Si stava librando irregolarmente mentre rallentava. “Non me ne posso andare, Keenan. Non ho fatto un giro per assicurarmi che a bordo non ci sia più nessuno”. “Siete già stato nella stiva e non c’era nessuno là” disse Keenan trascinandomi, “e vediamo entrambi che sul ponte non c’è nessuno”. “Un’ultima occhiata, Primo Ufficiale. Non lascerò questa nave senza un’ultima occhiata sotto al ponte. Tu prendi quella scala di corda”. Mi liberai dalle mani di Keenan e mi trascinai verso i gradini. Ruzzolai e atterrai con un tonfo. Mi rialzai usando un contrafforte a croce sulla parete e utilizzai come supporto una paratia del sotto coperta per barcollare verso i dormitori. Gridai e strattonai le amache vuote. Accesi una lampada a gas posata su un tavolo e azzardai a portarmela dietro. Se fossi caduto sarei bruciato prima di essere colpito dalle cannonate. Scivolai giù per gli scalini ripidi verso la stiva di sotto, facendo quasi cadere la lampada. Continuai a gridare nella penombra ma non ricevetti alcuna risposta. Ma ancora non mi fidavo che fossero tutti fuori dalla nave. Rifeci i miei passi pesanti e rovesciai le casse nel dormitorio. Barcollai lungo la parete inclinata degli alloggi del primo e del secondo ufficiale. Erano vuoti entrambi. Alla fine, entrai zoppicando nella mia cabina di capitano. Tirai in terra il mio materasso ma non c’era nessuno nascosto sotto. Non c’era un’anima a bordo, ora lo sapevo. Ma non riuscii a convincermi a lasciare la mia nave. Io e il Proud Gale eravamo una cosa sola e se avesse fatto l’ultimo sacrificio lo avrei fatto anch’io. Misi la mano in tasca per cercare il mio rosario. Mi sedetti con le spalle al letto e iniziai a pregare. La giovane voce di Keenan rimbalzò sulla parete quando si aprì la porta della mia cabina. “Capitano Tyler, non me ne andrò senza di voi!” “Scendi da questa dannata nave!” Keenan tese una mano. “O andiamo entrambi o andrò a picco con voi”. “Tu hai famiglia!” “Come voi, Capitano Tyler”. Per un attimo guardai negli occhi il mio giovane Primo Ufficiale. Vidi che niente lo smuoveva. Sarebbe stato un buon capitano se lo avessi portato fuori da questa nave. Allungai la mano e Keenan grugnì tirandomi su. Ci aggrappammo alle pareti di legno raschiandoci e trainandoci verso i gradini del sottocoperta. Le mani e le ginocchia ci sospinsero sul ponte in fiamme. Non riuscii a vedere il Darner a causa del fumo, ma ne sentii il ronzio. Keenan mi spinse mentre trattenevamo il respiro e soffocavamo. Mi pungevano gli occhi e a ogni spinta dei miei stivali temetti di rotolare giù dal ponte. Caddi ma Keenan non mi lasciò mai il braccio e mi ritirò ancora su. Lo scoppio dei cannoni arrivò appena prima che sentissi piegarsi le assi, che scricchiolarono e si frantumarono. I frammenti volarono davanti a me e a un tratto sembrò che mi avessero pugnalato il braccio destro. Mi fermai sul ponte fortemente inclinato e ruzzolai. Keenan mi prese per la giacca e mi rimise in piedi. Attraverso il fumo riuscii a distinguere il Darner che vibrava sopra di me, la sua scala di corda solo a pochi piedi di distanza. Non avevo più le forze e mi affidai al mio Primo Ufficiale e al nostro salvatore alato. FINE

Storie di Steampunk – Dirigibili n. 10 –Tenendo duro
27 Dicembre 2025

*** La serie inizia con "Dirigibili n.1: Libellula" *** La raffica di vento improvvisa travolse il Proud Gale e ne mandò la prua a sbattere contro la dreadnought, col suono stridente delle ossa che si frantumano. L’impatto mi spinse in avanti e mi si incastrarono i piedi sui gradini del corridoio. Dall’equipaggio dei nostri nemici si levò un urlo mentre loro cadevano sui ponti. Il Proud Gale virò all’indietro e mi fece quasi ruzzolare giù per le scale. L’atmosfera si riempì di altre grida quando caddero altri marinai dell’aria. La melodia stridente e furiosa delle corde era quella di una banshee. Il loro rumore era un segnale di allerta. Presto si sarebbero spezzate e la mia nave sarebbe precipitata per migliaia di piedi dentro le fredde acque del Tamigi. O magari ci saremmo infilzati sul Big Ben. Strisciai carponi sulle assi verso il Primo Ufficiale Edward Keenan. Si era già tirato su verso i cannoni a rampino e stava inserendo le ultime nostre corde e gli arpioni. L’industrioso ragazzo dovette usare i denti per tenere aperto il coperchio di accensione, servendosi di una mano per gestire i rampini e l’altra mano per tenersi in equilibrio. Il Proud Gale era inclinato di oltre quarantacinque gradi. Tremendo per Keenan, ma conveniente per il mio piano. L’ulteriore inclinazione aveva ormai costretto la prua della dreadnought più vicina a puntare pericolosamente verso il basso. L’impatto di pochi istanti prima ne aveva compromesso lo scafo, i gemiti e gli scricchiolii mi dicevano che non sarebbe rimasta in aria per molto. Molte funi del suo involucro di gas si erano staccate. La seconda dreadnought era sana, ma intrappolata. Se Keenan avesse potuto tirare un’ultima raffica per tenerci saldi, avremmo avuto una possibilità di abbattere tutte e due le dreadnought e il costo delle nostre stesse vite. Mi rovesciai sulla schiena con un grugnito e la mia gamba malata si schiacciò contro il parapetto. Dovetti mordermi forte il labbro per non urlare. Raccolsi tutte le mie forze e mi tirai su a sedere. Mi aggrappai al parapetto e mi rialzai in piedi. Guardavo dritto giù Londra come se l’avessero messa su un vassoio da portata e inclinata verso l’alto. Ma non era Londra a essere inclinata, era la pendenza del Proud Gale che aumentava. Ero un capitano esperto ed ero stato marinaio dell’aria da quando ero poco più che un ragazzo, ma guardare giù dritto da un ponte pericolosamente inclinato mi dette un violento senso di vertigine. I cieli erano grigi e minacciavano pioggia. Mi sporsi dal parapetto e scrutai per aria alla ricerca del Darner. Non c’erano segni dell’ornitottero di classe libellula, né a dritta, né a prua, né a poppa. Mi feci coraggio, mi contorsi e appoggiai la schiena sul parapetto. Scricchiolò in segno di protesta quando si allentarono i chiodi ma resse il mio peso. Strizzai gli occhi e scrutai a babordo. Il cuore iniziò a battermi forte. “Keenan!” gridai. “Sta arrivando il capitano Hunter, a babordo! Spara qualsiasi rampino che hai caricato, prima che si rompano altre funi!” “Signorsì, Capitano!” gridò Keenan. Dalla mia postazione non potevo vederlo in faccia, ma ero sicuro che Keenan avesse un sorriso amaro sulle labbra. Girò il corpo di scatto trascinandosi sopra ai cannoni a rampino e verso la banchina di carico. Dai suoi movimenti immaginai che stesse caricando le munizioni piccole per aiutare l’innesco del meccanismo di sparo a molla. Una corda si spezzò accanto a lui e il rinculo per poco non gli staccò la testa. Keenan rabbrividì, ma solo per un attimo. Poi tornò a trafficare attorno ai cannoni. Tirò all’indietro la manovella e sentii un sibilo. Ci fu uno schiocco familiare e vennero lanciati gli arpini. Tirò una leva mentre sulla lontana dreadnought scendevano gli uncini e le corde si ritraevano, irrigidendosi. Solo allora alzò gli occhi per guardare a babordo. “Eccola lì!” gridò Keenan. “Vedo che il Darner ha due cariche agganciate fra le zampe”. Si girò a guardarmi. “Capitano Tyler, come farà a navigare in mezzo al groviglio di tre dirigibili e centinaia di funi? Anche le dreadnought sono gravemente inclinate. Le sue bombe incendiarie non rimbalzeranno sul ponte?” “Lascia che se ne occupi lei. E’ una pilota come non ne abbiamo mai visti. Abbi fede, ragazzo, presto le dreadnought bruceranno”. Ma Keenan aveva ragione. Avevo affidato un’impresa monumentale al Capitano Sarah Hunter. Avrebbe dovuto calare le cariche su due dreadnought nella loro posizione più alta per evitare che rotolassero via immediatamente. Poi avremmo dovuto sperare che la densa e infuocata sostanza viscida delle cariche ricoprisse le navi prima che cadessero su Londra. Se non fosse successo, lei avrebbe lavorato per nulla. Se le nostre corde si fossero spezzate, era probabile che per lo meno la seconda dreadnought sarebbe sfuggita per terrorizzare Londra. Non potevo dare alcun aiuto a Sarah, se non quello di mormorare il Padre Nostro. Il Darner era così vicino che si sentivano le sue ali sbattere. Ma facevano un rumore strano, non armonioso, come un tamburino poco addestrato. Ho sforzato gli occhi e mi si è bloccato il respiro. C’era qualcosa che non andava con le ali. Il volo dell’ornitottero era instabile, ora lo vedevo chiaramente. Sembrava che Sarah tirasse in una direzione ma l’ornitottero tirasse nell’altra. Mi faceva male lo stomaco. Come avrebbe fatto a pilotare l’instabile dirigibile e a calare due cariche con la precisione di una forcina? Il ronzio aumentò quando il Darner si avvicinò alla prima dreadnought. I nostri nemici non potevano sparare con il Gatling ma questo non gli impedì di usare i fucili. L’abitualmente agile Darner era pesante mentre arrancava verso la prima dreadnought. Dalle ali dell’ornitottero usciva fumo. Era indebolito ed ebbi paura che da un momento all’altro gli si staccassero le ali. Il minuscolo ornitottero turchino mise in azione il suo Gatling. I marinai dell’aria nemici lasciarono cadere fucili e cercarono riparo mentre Sarah gli sputava proiettili addosso. Il Darner si inclinò e si tuffò sulla sua preda. Il demoniaco vibrare delle sue ali mi fece venire mal di denti. I marinai dell’aria sulla dreadnought urlarono. Mentre il Darner volava sotto l’involucro di gas inclinato e in mezzo a un groviglio di funi, il tempo sembrò rallentare. Chiusi gli occhi e pregai. Ma mi vergogno a dire che recitai una preghiera invero molto poco cristiana. Pregai che le cariche in caduta colpissero i nostri nemici e li mandassero a urlare all’inferno. *** Fine

Storie di Steampunk – Dirigibili n. 9 – Battaglia Su Londra
01 Novembre 2025

*** La serie inizia con "Dirigibili n.1: Libellula" *** La collisione fece un rumore tremendo. L’unica cosa che mi salvò dal morire nell’impatto fu l’effetto cuscinetto dell’involucro di gas sopra di me. Ma prima ancora di realizzare cosa fosse accaduto, venni catapultato all’indietro nel tempo. Vidi la mia adorata moglie che mi implorava di salvare nostra figlia. Vidi l’ostetrica girarsi di spalle per proteggermi, mentre il chirurgo le apriva la pancia. Udii i primi vagiti della mia perfetta Virginia. Sentii il mio corpo tremare di gioia e di disperazione. Sentii un vento freddo sul viso. Udii qualcuno che urlava il mio nome. Volevo soltanto pace. “Capitano Tyler! Capitano Tyler! Signore, svegliatevi! Svegliatevi, vi prego!” “Io – Io cosa? Keenan, giovanotto, dove mi trovo?” “Siete sul Proud Gale, signore” disse lui. Lo vidi che mi guardava da sopra ma non riuscivo a capire come potesse stare così in alto sopra di me. “Gli involucri del gas sono aggrovigliati e le corde di rampino sono tese, ma non bastano a mantenere il Proud Gale ancorato a tutte e due le dreadnought”. “Di che stai parlando, giovanotto?” “Signore, il vostro piano di tirare giù due delle tre dreadnought” disse Keenan. Mi prese da sotto le braccia e iniziò a tirarmi su. Solo allora realizzai che stavo giacendo sul ponte della mia nave, “dobbiamo decidere se liberarci o tirare un’altra serie di rampini per cercare di trattenerli abbastanza a lungo da permettere al Darner di agire”. Keenan scrutò l’orizzonte. “Non vedo il Capitano Hunter, ma prima ha lanciato una bomba incendiaria sull’altra dreadnought della Darkhouse & Sons. E’ stata una visione fantastica, signore. Il Capitano Hunter ha dato fuoco alla dreadnought con il suo minuscolo Darner e i nostri cacciatorpedinieri l’hanno fatta esplodere in cielo”. A stento riuscii a mettere a fuoco le parole che uscivano dalla bocca di Keenan. Avevo la testa piena di lino e pizzo. “Di che stai parlando, giovanotto?” “Il Capitano Sarah Hunter, signore” disse Keenan, “deve essere a rifornirsi di cariche e presto ritornerà”. Mi guardò negli occhi. “Capitano Tyler, qual è il piano per le nostre dreadnought bloccate?” Osservai intorno alla nave e poi le dreadnought avviluppate su di noi. All’improvviso gli eventi mi tornarono in mente di volata. Guardai negli occhi il mio Primo Ufficiale. “Keenan, che ci fai ancora sul ponte?” “A servizio del mio capitano”. “Ho ordinato a tutti di paracadutarsi” dissi, “posso farti deferire alla corte marziale per aver disobbedito ai miei ordini”. Lui ghignò. “Non vedo l’ora, signore”. Fissai il mio Primo Ufficiale e scoppiai a ridere mio malgrado. “Hai un bel coraggio, giovanotto”. “L’ho preso dal mio capitano”. Scossi la testa e detti una pacca sulla spalla del giovane. Guardai la dreadnought e mi sentii stringere la gola. I marinai dell’aria nemici stavano correndo sul ponte con le asce. Non facevano caso a me e a Keenan mentre si precipitavano sulle corde da rampino. “Keenan, ci sono rimasti dei paracadute?” “No, signore, non bastavano neppure per l’equipaggio” disse Keenan, “alcuni marinai dell’aria sono dovuti saltare giù in coppia”. Mi sentii male. Quegli uomini erano quasi certamente morti, spiaccicati sui tetti di Londra o affogati nel Tamigi. Ma ora non potevo pensare a loro. “Lancia un’altra raffica di rampini. Dobbiamo tenere ferma la nave, intanto che penso”. Keenan si gettò sui rampini e cominciò a caricare. Cercai il mio monocolo da vista sulle tavole di legno mentre la mia mente girava. Se fossi riuscito a scorgere Sarah da qualche parte all’orizzonte si sarebbe potuto ancora sperare di buttar giù le due dreadnought con le bombe incendiarie. Attraversai il ponte arrancando e presi il mio occhiale da vista. Era rotto, ma me lo adattai all’occhio. Passai in rassegna il cielo con lo sguardo ma non vidi l’ornitottero. Il tonfo sordo dei rampini che venivano lanciati mi ricordava quanto poco tempo avessimo per prendere una decisione. Zoppicando mi avvicinai a Keenan. “Il Darner non si vede da nessuna parte, giovanotto”. Keenan si girò verso di me. “Ci serve un altro piano”. “Le dreadnought le stiamo tenendo ferme?” “Signorsì”. “Ricarica e tira un’altra serie di rampini” dissi, trascinandomi verso la scaletta del boccaporto. “Signore, dove state andando?” “Tira i rampini, Keenan! Dobbiamo tenerci stretti ai nostri nemici”. Guardai il mio Primo Ufficiale e scossi la testa. “Mi dispiace, giovanotto”. Zoppicai giù per i gradini sottocoperta e girai in direzione del lato sinistro della nave. Tirai fuori le chiavi dal cappotto e aprii una pesante porta di quercia. All’interno la luce era fioca, perciò camminando lungo lo stretto passaggio mi presi una delle lampade a gas. Arrivai al punto di ancoraggio dell’involucro di elio e tirai un sospiro. Toccai con la mano la fredda barra d’acciaio e mi concessi un breve momento di meditazione. Ci volle tutto il mio peso per tirare all’indietro il supporto di sicurezza. Afferrai il primo fermo alla carrucola della fune e lo ruotai finché la fune non si staccò. Il rinculo quasi mi portò via la faccia. Il sibilo era come il ronzio improvviso di un milione di api. Poi venni avvolto da un silenzio opprimente. Mi spostai per rilasciare la seconda fune e quindi la terza. A ogni schiocco sentivo il Proud Gale beccheggiare. Quando riuscii a liberare l’ultima fune, il Proud Gale era così inclinato che dovetti strisciare fuori dal punto di ancoraggio dell’involucro, facendo smorfie per il dolore alla mia gamba malata. Strisciai lungo il corridoio e mi rialzai sui gradini della scaletta. “Keenan! Keenan, giovanotto!” “Eccomi, signore!” vidi Keenan che agitava un braccio mentre si teneva stretto a un albero. Feci il punto della situazione. Il mio povero Proud Gale era inclinato a quarantacinque gradi. Le funi aggiuntive che Keenan aveva tirato erano bastate a tenerci fermi. Pure la dreadnought a cui la mia nave si aggrappava stava beccheggiando pericolosamente e oscillava. Mi sentivo come se fossimo su un’altalena in mare aperto. Vidi i marinai dell’aria nemici che spintonavano e strisciavano sul ponte, inciampando per tagliare le corde aggiuntive al rampino. Le loro urla e maledizioni al nemico riempivano il cielo. Le dreadnought si sarebbero liberate prima che arrivasse il Darner? Scrutai i cieli invano, nella speranza di vedere Sarah Hunter. FINE

Storie di Steampunk – Dirigibili n. 8 – Servitore
18 Ottobre 2025

*** La serie inizia con "Dirigibili n.1: Libellula" *** Il ristorante era animato dagli stimati mecenati dell’elite d’Inghilterra. Oxford era una città di confine, ma niente a che vedere con le violentissime città americane. Era tenuta abbastanza al sicuro con cavalli frigi lungo il confine sud. Allora gli uomini e le donne sapevano che queste erano misure temporanee per fermare i violenti democratici e che sarebbero state rimosse e bruciate una volta che la guerra fosse vinta e l’ordine ristabilito. La stanza col soffitto a volta era in fermento per le notizie della liberazione di Londra. Darkhouse & Sons avevano inviato una grande flotta di dirigibili per indebolire le difese dei ribelli prima del grande attacco. Lord Darkhouse aveva consigliato cautela per non provocare grossi danni alla città. I mecenati al ristorante si erano divisi sulla strategia. Alcuni tra gli uomini appoggiavano il lento strangolamento di Londra mentre altri volevano un attacco decisivo, schiacciante. La famiglia reale e la Darkhouse & Sons avevano la tecnica e la superiorità numerica, dunque cosa stavano aspettando? “Tutto questo tentennare non si confà a un impero” disse Eugene Boyle, “quei dannati democratici sono mezzi morti dalla fame. Io dico che entriamo e ce la prendiamo”. “Pazienza, buon uomo” replicò Harold Webster. Il giovane contabile era stato amico di Boyle da quando aveva iniziato a collaborare con lui a Londra quasi una decade fa, “il nostro protettore Lord Edmund Darkhouse conosce la sua plebaglia. Se siamo troppo frettolosi, quei democratici sono capaci di bruciare la città”. “Sciocchezze” lo derise Boyle, “Londra è fatta di pietra e mattoni!” “C’è abbastanza polvere da sparo per spianare l’intera città” rispose Webster. “Bah! Un attacco rapido e decisivo sarebbe la fine di quei democratici fasulli”. Boyle si girò e agitò una mano. “Ragazzo, portami un cognac. E fai in fretta. Ci aspettano affari importanti”. Il servitore si inchinò e si allontanò di volata mentre Boyle tirava fuori la sua pipa e il tabacco dalla borsa di pelle appesa alla sedia. “Tutta questa attesa mi fa diventar matto, Webster”. “Credo sia giunto il momento che vi rilassiate” disse Webster, “fatevi una fumata, poi dobbiamo andare”. “Non volete unirvi?” “La mia gola è piuttosto dolorante” Webster tossì e sussultò, “il dolore aumenta di momento in momento”. “Abbiamo lavorato troppo” disse Boyle. “Sì, non c’è tregua per noi contabili ora che siamo i migliori pianificatori dell’Impero”. “E pensare che l’impero ringrazia soltanto i generali” sbuffò Boyle, “se non ci fosse qualcuno che fa il bilancio di ogni uomo e di ogni macchina da guerra, non ci sarebbe nient’altro che un polpo decapitato in bancarotta”. Si allentò il colletto. “Diavolo se fa caldo qui”. Webster si asciugò la fronte. “Il popolo non è mai stato capace di comprendere il ruolo fondamentale del piano di guerra”. Il servitore posò il cognac sul tavolo, si inchinò e sgusciò via attraverso il mare di camerieri e mecenati. Boyle fumava e tossiva mentre Webster continuava ad asciugarsi la fronte. Ma da Britannici vigorosi quali erano, i due uomini continuarono la loro conversazione. Si chiesero a voce alta cosa sarebbe accaduto. Che ruolo avrebbero avuto loro, quando la guerra fosse finita? Non erano più due semplici contabili; erano gli uomini che avevano monitorato tutte le spese. Dalle catene di approvvigionamento e i trasferimenti dei soldati, alle macchine da guerra per l’imminente attacco di terra su Londra. Si aspettavano di essere ricompensati con posizioni importanti nel nuovo Impero Darkhouse. Parlavano con aria sognante dei loro uffici futuri. Avrebbero avuto sicuramente un bureau a Buckingham Palace. E i loro cottage estivi sarebbero stati di certo tenute di campagna. “Bene, dobbiamo andare” disse Boyle. Lasciò cadere la pipa e si sforzò di tirarsi su, “che io sia dannato se quel cognac non era forte!” Webster bofonchiò. “Boyle, ho la gola in fiamme”. “Non è niente, Webster” Boyle buttò fuori un colpo di tosse, “avete solo preso un colpo di freddo”. “A luglio?” “E’ lo stress” disse Boyle e a tentoni cercò la sua borsa. Aggrottò la fronte, “Webster, non avevo lasciato la borsa appesa a questa sedia? Webster! Amico, togli la testa da quel dannato tavolo!” Webster sollevò la testa lentamente. “Non sto granché bene, Boyle. Forse mi dovrei prendere il resto della giornata libero”. Boyle si guardò intorno e allungò una mano afferando il braccio del servitore. “Tu, ragazzo! Dov’è la mia borsa?” Il ragazzo sbatté le palpebre. “Non lo so, mio buon signore”. Boyle agitò un dito. “Non mi hai portato tu il cognac pochi minuti fa?” “No, mio signore, dev’essere stato uno degli altri ragazzi”. Il maître comparve con passo fluido. “Mio signore, cosa vi ha dato disturbo?” “Il giovane mascalzone ha rubato la mia borsa!” sibilò Boyle. Provò a stare in piedi ma si riaccasciò a sedere. “Voglio che sia frustato e che mi venga restituita la borsa”. “Mio signore, il ragazzo ha appena iniziato il turno. Siete stato servito da un altro ragazzo che ha appena terminato i compiti della giornata”. Il maître gridò al direttore di sala: “Chiudete le porte! Cercate un servitore con una borsa! Signori miei, cos’è che non va?” Boyle e Webster si afflosciarono sul tavolo facendo cadere a terra i bicchieri. Il maître si guardò freneticamente intorno. “C’è un dottore in sala?” Il servitore saltò sul treno con la testa abbassata. Si tuffò fra le vetture per passeggeri e ignorò gli sguardi torvi di uomini e donne illustri. Guardò a sinitra e a destra, prelevò una chiave e aprì la porta di una cabina privata. Sgusciò dentro proprio mentre il treno iniziava a muoversi in direzione nord verso il Derbyshire. Virginia Tyler si tolse la parrucca e la posò sul tavolino davanti alla finestra. Si scrollò di dosso i vestiti da servitore e sospirò nel guardare la sua elegante, eppur rigida polonaise. Così era la moda dell’epoca. Sorrise passando la mano sulla borsa. Sbloccò il doppiofondo del suo piccolo vagone da viaggio e la mise dentro delicatamente, poi richiuse di scatto. Virginia si sistemò per il viaggio di una giornata verso nord. Quella sera avrebbe dovuto incontrare il suo contatto, il decifratore che lei sperava sarebbe stato in grado di leggere nei registri dei contabili. Le targhette dei soldati e le macchine da guerra erano importanti, ma i patrioti del movimento Londra Libera erano interessati a scoprire quali segreti militari fossero profondamente celati all’interno dei documenti. Segreti che potevano cambiare le sorti della guerra. FINE

Storie di Steampunk – Dirigibili n. 7 – Agile
04 Ottobre 2025

*** La serie inizia con "Dirigibili n.1: Libellula" *** Il Darner vibrò sopra ai dirigibili come le ossa tintinnanti di un tetradattilo estinto. L’ornitottero inclinò la prua e si tuffò repentinamente prima che una grandinata di fuoco del Gatling potesse raggiungere la sua flessuosa struttura. Sarah Hunter girò una rotella per virare il Darner a sinistra, poi spinse due leve per immergersi, sotto una raffica di cannonate. Raddrizzò la prua dell’ornitottero virando verso l’alto e volando sotto lo scafo di una nave nemica. Sarah inclinò la testa per appoggiare un occhio sul monocolo a lunga visuale montato sulla cabina di pilotaggio. Arricciò il labbro in un ghigno famelico. Sarah poteva gustare la sua preda dreadnought. L’ornitottero ronzò verso l’alto sulle sue quattro ali di libellula. Il battito rapido consentiva di volare a trecentosessanta gradi, ma l’energia scaturiva da una piccola turbina a carbone. Sarah aprì la leva del vapore per spingere il suo minuscolo dirigibile sotto l’involucro di gas elio di un incrociatore della Darkhouse & Sons. Non sganciò le sue cariche sul ponte sottostante. Resistette alla voglia di dare il saluto agli urlanti marinai dell’aria. Pilotare il Darner attraverso le funi maestre richiedeva la massima concentrazione. Se avesse calcolato male l’uscita anche di pochi piedi avrebbe segnato la sua fine e quella del suo amato ornitottero. Il Darner era veloce ma con due cariche tra le zampe non riusciva a raggiungere la massima velocità di volo. Neppure le modifiche dell’ultimo minuto alla turbina a vapore lo avrebbero potuto riportare alla velocità desiderata. Ma Sarah sapeva che ci voleva un supplemento di carica. Darkhouse & Sons erano al corrente della nuova macchina volante di Londra e lei poteva aspettarsi che sul ponte i marinai dell’aria nemici sarebbero stati pronti a spegnere una bomba incendiaria. Ma sganciando due cariche, una a prua e una a poppa, avrebbe reso quasi impossibile che il nemico le spegnesse prima che compromettessero le corde di ancoraggio all’involucro di gas. O almeno così sperava Sarah. Sarah aprì il fuoco col suo piccolo fucile gatling. Una mano faceva girare la manovella nell’angusta cabina di pilotaggio, l’altra mano faceva scattare le leve avanti e indietro per tenere il Darner sull’obiettivo. Era a mezzo miglio nautico dalla dreadnought, alla estrema gittata massima del suo fucile. Ma le serviva soltanto a far fuggire dal ponte i marinai dell’aria nemici, perciò non si sarebbe esposta al fuoco di pistola. Con due mani Sarah corresse la traiettoria del Darner e riattivò il gatling. Era a meno di un quarto di miglio nautico dal suo obiettivo. Si udì un cigolio metallico sibilante, il Darner sobbalzò e precipitò per decine di piedi. Sarah smanettò sulle leve per riprendere il controllo. Imprecò nel vedere che sotto di lei un incrociatore della Darkhouse & Sons aveva aperto il fuoco. Il rapido calo di altitudine le aveva salvato la vita mentre ora la continua serie di proiettili volava al di sopra dell’ornitottero. Sentì una strana vibrazione nell’abitacolo e aggrottò la fronte. Girò la testa e si morse il labbro. Una delle ali del Darner era stata colpita e non si muoveva. L’ornitottero oscillò e iniziò ad andare alla deriva. Lei azionò le leve con forza e alzò lo sguardo. Era in rotta di collisione con la prua di una dreadnought. Sforzando al limite i muscoli, Sarah tirò le leve e l’ornitotterò cominciò a risalire. Troppo lentamente. Era a meno di duecento iarde dalla dreadnought. La mano di Sarah serpeggiò, impugnò la leva di inclinazione delle ali e la tirò indietro tutta. Il tremolante ornitottero sobbalzò verso l’alto in un’ascesa quasi verticale. Sarah gemette mentre la pressione al ribasso le spingeva sui polmoni. Afferrò la leva di inclinazione e la fece scattare in avanti per il volo orizzontale. Un centinaio di iarde dal suo obiettivo. L'instabile ornitottero aprì il fuoco sulla dreadnought. Il suo minuscolo Gatling bastava a seminare il panico sul ponte del nemico. Ricevette alcuni colpi d’arma da fuoco che tuttavia non avrebbero fatto scattare le bombe incendiarie fino ad amalgamare i composti. Sarah allungò la mano tra le gambe e sbattè il palmo su un pulsante. Aveva sentito il gorgoglio del primer liquido che si mescolava alle due bombe incendiarie. Sbattè il palmo su una seconda leva e la luce pilota si rianimò con un guizzo. Sarah ghignò come un demonio dando un colpetto al blocco di sicurezza per il rilascio della prima bomba e urlando agli dei. “Per una Londra libera!” La prima carica cadde sulla prua ed esplose in una furiosa palla di fuoco. Le urla dei marinai dell’aria sormontavano la vibrazione del battito d’ali dell’ornitottero. Intanto che si apprestava a scappare tra le pesanti funi, Sarah tolse l’ulteriore sicura, azionò la leva e sganciò la seconda carica. La fragorosa esplosione si unì agli ululati dei marinai dell’aria. Sarah tirò le leve con forza per virare di colpo a sinistra il suo claudicante ornitottero, appena in tempo per scongiurare una collisione coi ganci dell’involucro di gas. Continuò a tirare per evitare di scontrarsi con un incrociatore della Darkhouse & Sons. Azionò freneticamente i comandi con le mani per volare fra due navi nemiche. Il fuoco del Gatling cessò in quanto i marinai dell’aria non potevano rischiare di uccidersi a vicenda. Ansimando e respirando affannosamente per mantenere il controllo del Darner, Sarah volteggiò in cerchio per vedere la sua preda dreadnought sotto il fuoco dei cannoni di un cacciatorpediniere di Londra Libera. L’impatto ruppe i ganci e strappò le assi. La dreadnought ricevette una seconda raffica da un altro cacciatorpediniere di Londra e più funi si spezzarono. Il ponte nemico era un incendio enorme con le fiamme che divoravano le corde. La dreadnought, nave da guerra di ultima generazione della Darkhouse & Sons, si sganciò di colpo dal suo involucro di gas e precipitò al suolo. Sarah si concesse un sorrisetto asciugandosi il sudore dalla fronte. Dette un ampio giro e poi fece una smorfia. Erano rimaste ancora due dreadnought e lei stava volando su tre ali. Ma, zoppicante o meno, era determinata a montare altre due cariche e tornare ad assistere il Capitano Samuel Tyler nel liberare i cieli da questa nuova minaccia. Ora lui si trovava probabilmente in posizione, a cercare disperatamente di far raggruppare le dreadnought per rallentarne l’arrivo sopra al centro della città. L’ornitottero volava irregolarmente per raggiungere la nave di rifornimento. Lei venne distratta da una scena bizzarra e socchiuse gli occhi. Appoggiò il capo al monocolo a lunga visuale. Scosse la testa e regolò la distanza di avvistamento. Proprio mentre il Proud Gale collideva a tutta spinta con una dreadnought, le sfuggì un rantolo acuto. FINE

Storie di Steampunk – Dirigibili n. 6 – Dreadnoughts
20 Settembre 2025

*** La serie inizia con "Dirigibili n.1: Libellula" *** Le scintille provenienti dai Gatling faticavano a sostituire le stelle notturne. Ma le bocche esplosive dei cannoni spingevano l’alba grigia alla piena luce diurna. Le due flotte si affrontavano nell’aria ondeggiando e ringhiando. I dirigibili macchiavano il cielo sopra Londra come una logora trapunta patchwork. I cacciatorpedinieri della nostra grande città costituivano un blocco su più livelli, ma facevano fatica a tenere la posizione contro l’armata Darkhouse & Sons. Nella loro flotta c’erano tre Dreadnought all’avanguardia. Erano più veloci dei nostri cacciatorpedinieri e avevano tre Gatling a ripetizione contro i due nostri. Dalla retroguardia la scena era sufficiente per farmi soffocare. I nostri nemici stavano lentamente sfondando le nostre difese. “Capitano Tyler, ci hanno segnalati!” Il Primo Ufficiale Edward Keenan indicava il nostro secondo ufficiale che aveva alzato la bandiera. Keenan cominciò a ruotare il timone. “Tra pochi minuti saremo in posizione”. Il giovane era senza paura. Non fece commenti sul fatto che per rallentare l’attacco sulla nostra Londra probabilmente avremmo dovuto affrontare due delle Dreadnought. Ma il piano era questo. L’esito dell’incontro nella stanza della guerra era stato chiaro. Ci aspettavamo di essere sopraffatti dalla Darkhouse & Sons e dovevamo rallentare il loro assalto per permettere al Darner di attaccare. Guardai il mio caro Proud Gale. Era stato riparato a casaccio e autorizzato al volo. Aveva bisogno di almeno altre due settimane di ristrutturazione nei bacini di carenaggio, eppure avevamo decollato. “Keenan, massima velocità, giovanotto”. Keenan dette un colpo di martello alla campana e il macchinista dette il segnale di risposta. Pochi secondi dopo sentii il gemito rantolante del vapore spingere le nostre eliche e balzammo in avanti. A quest’altezza il vento era come una lama di ghiaccio, benché fosse luglio. Sentii un brivido corrermi giù per la spina dorsale, per quanto non potessi dire se era per il freddo o per le due Dreadnought che ci fronteggiavano. “Signore, il secondo ufficiale ha dato il segnale” gridò Keenan, “entro dieci secondi saremo pronti a colpire”. “No, giovanotto” dissi zoppicando verso il timone, “aspettiamo la prima raffica”. Ruotai il timone e modificai la nostra traiettoria. “Ma Signore, per tirare la prima delle nostre raffiche saremo fuori rotta!” “Keenan, scendi sul ponte e aspetta il mio segnale”. Il giovane ingoiò e fece il saluto. Scappò come una lepre e andò dal secondo ufficiale correndo sulle assi. Li vidi gesticolare verso di me e poi girarsi verso le corazzate. Se fossero stati a conoscenza del mio piano mi avrebbero fatto rinchiudere in manicomio. Pochi secondi dopo ci arrivò il fuoco del Gatling. Detti il segnale al secondo ufficiale e rispondemmo al fuoco. L’aria si riempì di grida di paura e di dolore. Fummo colpiti da una raffica di cannone che mandò frammenti di legno saettanti sul ponte. Ancora, non ordinai ai nostri cannoni di sparare. Guardavo attentamente le due Dreadnought. Erano due delle tre che la Darkhouse & Sons ci aveva scatenato contro. Portai in volo il Proud Gale a tagliare in diagonale il loro percorso. Adesso soltanto una poteva ingaggiare un combattimento. La seconda Dreadnought era intrappolata dietro la prima. Spinsi sul timone con forza. “Keenan! Keenan!” gridai con tutto il fiato che avevo. “Allerta la nave ambulanza!” Con la coda dell’occhio vidi il dirigibile ospedale a non meno di mezzo miglio nautico da noi. Un perplesso Keenan alzò la bandiera bianca con una croce rossa. Proprio mentre il dirigibile rispondeva fummo colpiti da una seconda raffica di cannone. “Keenan! Rispondi al fuoco!” I nostri cannoni esplosero in una traiettoria quasi inutile. Potevo immaginare cosa pensassero il Primo e il Secondo Ufficiale: il vecchio marinaio ha perso il cervello; non può colpire una Dreadnought a distanza di un braccio. Immaginai il capitano della nave nemica che rideva della mia inettitudine. Potevo vederlo girarsi verso il suo primo ufficiale a dire come la flotta di Londra fosse antiquata e capitanata da un cretino. Guardai il ponte e vidi Keenan che correva verso di me. “Signore, siamo fuori rotta!” Keenan ansimava. “Non possiamo colpirli col fuoco di cannone se stiamo volando dritto!” “Keenan, porta tutti gli uomini sul lato più lontano della nave” dissi e raddrizzai il Proud Gale, “gettate le cime d’ormeggio e stendete le passerelle verso la nave ambulanza”. “Ma io non capisco” disse Keenan, “abbiamo avuto pochissime vittime”. “Ora, Primo Ufficiale!” ruggii. Afferrai il martello con la mano e sfogai la mia rabbia sulla campana d’allarme. Ricevetti conferma e sentii le eliche spingerci avanti. Detti un altro colpo alla campana e vidi da lontano che il macchinista esitava. Eppure dette un altro ordine sottocoperta. I tubi iniziarono a tremare e il vapore ruggì mentre prendemmo velocità. “Dio mio, Signore” mormorò Keenan. Guardò le Dreadnought e poi ancora me, “questo è un suicidio”. “Scendete tutti dalla nave!” gridai. “Avrete secondi preziosi per mandare i feriti dall’altra parte. Gli altri si devono paracadutare di sotto”. “Ma signore! Devo protestare...” “Non ripeterò quest’ordine!” Keenan e il Secondo Ufficiale scattarono e urlarono gli ordini. Vidi trasportare i feriti verso le passerelle per un pazzesco trasferimento in volo. Potei solo pregare che nessuno cadesse di sotto. Da sottocoperta gli aviatori iniziarono a sfogarsi in preda al panico. Mentre i feriti venivano frettolosamente trascinati sulle passerelle, furono fatti circolare i paracadute. Quando il Proud Gale si staccò dall’ambulanza volante si strapparono le corde. Nel guardare la scena dal ponte, il cuore quasi mi si fermò. Gli aviatori si fermarono e si tolsero i berretti. Mi fissavano in silenzio. Se non ci fosse stato il vento che ululava avrei potuto sentir cadere uno spillo. Keenan mi guardò negli occhi e sulle sue giovani guance caddero le lacrime. Mi fece un saluto tremante, poi si girò e gridò gli ordini. Gli uomini corsero alle passerelle e si lanciarono nell’aria. Che Dio li protegga. Affrontai le due Dreadnought. Ero a un angolo dove i loro cannoni sarebbero stati praticamente inutili. La più vicina aprì il fuoco coi Gatling ma smise subito. I loro aviatori avevano capito le mie intenzioni e si era diffuso il panico. Li vidi correre per raggiungere i ponti più bassi a prendere i loro paracadute. Non gliene avrei dato il tempo. Tirai giù il blocco del timone per mantenere la traiettoria suicida. Scesi con pesantezza i gradini fino al ponte di sotto. Zoppicando di fretta andai verso il ponte di prua e misi le mani sulle manovelle del fucile a rampino. Le ruotai per sparare al di sopra del primo dirigibile nella speranza di raggiungere il secondo. Fissai negli occhi furiosi il capitano della Dreadnought. Pochi secondi prima dell’impatto tirai le leve del rampino. Ultima registrazione nel diario di bordo dal Capitano Samuel Tyler. FINE

Storie di Steampunk – Dirigibili n. 5 – Lord Darkhouse
14 Settembre 2025

*** La serie inizia con "Dirigibili n.1: Libellula" *** “Il coltello, Clyde” disse Lord Edmund Darkhouse. L’antica lama tracciava linee delicate nelle mani del suo maestro. I tratti a livello si muovevano avanti e indietro per liberare il trofeo. Lord Darkhouse posò il coltello sopra un supporto di legno e raddrizzò le spalle. Raggiunse l’interno ed estrasse l’organo che poi posò delicatamente in un vassoio sacro su un letto di legno esotico e incenso. “La bacinella” disse. Infranse con le mani la superficie dell’acqua tiepida. Lord Darkhouse immerse sei volte la mano sinistra, poi sei volte la destra, con movimenti lenti e metodici. Procedette a strofinare le mani una con l’altra per altre sei volte. Sollevò le braccia e fece cadere le gocce nell’acqua scarlatta. Prese l’asciugamano che Clyde gli porgeva e si asciugò le mani. Il servitore portò via la bacinella e l’asciugamano macchiato. “Molto bene, Clyde” disse, “preparami la pipa e il cognac. Mi riposerò un attimo e poi continueremo”. Lord Darkhouse si allontanò dall’altare di pietra e andò verso un’ampia poltrona nell’angolo della stanza vicino al focolare. Si fermò ad ammirare il ritratto del grande Nathan Darkham. La nobile famiglia di Darkhouse discendeva da Nathan, un commerciante di monete rare che aveva fondato la Darkham House Trading nel 1747. Suo nipote, Walter Darkham, unì il nome dell’agenzia commerciale con il suo cognome per dar vita alla famiglia Darkhouse. In seguito Walter fondò la Darkhouse Trading e aprì la prima banca di famiglia nel 1789, uno degli anni più peculiari nel continente europeo. Lo stesso anno in cui la Baronia di Darkhouse fu insignita dalla famiglia reale britannica. Con abilità e astuzia, il defunto Walter Darkhouse allargò gli affari espandendosi dall’Inghilterra alla Francia e alla Germania. Il nome dell’attività fu cambiato in Darkhouse & Sons per includere la vasta rete familiare che gestiva un impero commerciale con filiali nella maggior parte dell’Europa. Ma fu a Londra che Walter Darkhouse stabilì la sua residenza permanente nel 1801. La famiglia Darkhouse aveva vissuto a Londra fino al 1879, quando eventi sfavorevoli precipitarono e la costrinsero a spostarsi temporaneamente centocinquanta miglia a Nord. La tenuta residenziale nel Derbyshire era un rifugio sicuro per l’illustre famiglia di Lord Edmund Darkhouse. I ribelli avevano tentato di piazzare bombe e di paracadutare assassini dall’aerostato, ma ogni tentativo era stato scaltramente sventato. Le strade e i cieli furono pattugliati con le più recenti tecnologie e qualsiasi ribelle che aveva messo piede nella sua tenuta era stato catturato e ucciso. Il Derbyshire dette a Lord Edmund Darkhouse la tranquillità per incrementare le finanze dell’impero. Come diceva ai suoi nipotini, la guerra era il periodo ideale per condurre gli affari. Con l’aiuto della famiglia reale, Lord Edmund Darkhouse aveva finanziato una flotta di dirigibili e riconquistato la Scozia, l’Irlanda e la maggior parte dell’Inghilterra nel giro di poche settimane. Darkhouse & Sons avevano liberato il Paese dai democratici fino a sud di Oxford. Non ci si poteva fidare di contadini, operai e avvocati per la gestione quotidiana del Paese, figuriamoci per pianificare il futuro. Gli Stati Uniti d’America erano una minaccia crescente e avevano costretto la Darkhouse & Sons all’azione. Per sostenere il grande impero d’Inghilterra una famiglia lo doveva governare. Ma l’ostinata Londra aveva espulso i reali, assediato il Tamigi e allestito un lungo perimetro di macchine da guerra a Nord della città. E pensare che i democratici osavano chiamarlo despota guerrafondaio. Lord Darkhouse si era profondamente offeso per l’appellativo di ‘despota’. Il suo unico desiderio era assicurarsi che l’impero inglese si ergesse su tutti gli altri. Le sue sostanziose finanze avrebbero procurato accordi commerciali favorevoli che avrebbero migliorato la vita perfino al più umile contadino. Era qualcosa che i non istruiti non potevano capire e lui non gliene faceva una colpa. Tuttavia incolpava gli avvocati e i politici che avevano l’ardire di chiamarlo despota. Loro avevano la cultura per capire la necessità dei progetti di Lord Darkhouse. Certi giorni si chiedeva se il problema con la sua persona non fosse che era troppo enigmatico. Era ricco al di là di quanto un uomo comune potesse concepire, ma non era né spendaccione né dissoluto. Aveva fondato innumerevoli scuole e aveva contribuito a redigere le linee guida del piano di studi dei fanciulli. Aveva fatto molte donazioni alle cucine popolari per i poveri. Aveva costruito orfanatrofi, portato a termine strade e aveva perfino regalato case popolari a Whitechapel. Forse era il suo aspetto fisico che respingeva le persone. La sua robusta corporatura era grossa e pesante. Il viso largo, il naso insolitamente piccolo e stretto, la barba ben curata. Anche se non era castano ramato, fu orgoglioso di essere stato paragonato a re Enrico VIII. Ma troppo spesso il popolo vedeva il re morto da tempo come un donnaiolo. Lui non era niente del genere. Era sposato e molto discreto nella frequentazione delle amanti. Lord Edmund Darkhouse era seriamente perplesso dalla sua ingiusta raffigurazione. “Il suo cognac, mio Signore” Clyde posò delicatamente il bicchiere sul tavolo accanto alla pipa. “Tu sei un uomo del popolo, Clyde” disse Lord Darkhouse, “cos’è che la tua gente non riesce a capire della liberazione dell’impero inglese da quei dannati democratici?” “Io credo che non capiscano la confusione che provoca il voto” rispose Clyde, “prima votano a destra, poi votano a sinistra, poi votano al centro e non viene fatto niente”. “Giusta osservazione, Clyde” annuì e si accese la pipa. Se il suo servitore non fosse stato così puntuale e perfetto nelle sue mansioni quotidiane, Lord Darkhouse lo avrebbe promosso, “ma come possiamo farglielo capire?” “Mio Signore, forse quando sarà terminata la conquista e verrà ristabilita la pace ci saranno le condizioni adatte per un discorso” disse Clyde. “Sì, dopo che la guerra sarà vinta posso scrivere un discorso o due e distribuire volantini” Lord Darkhouse sbuffò e soffiò fuori il fumo, “poi firmerò un vero e proprio accordo commerciale con quegli orribili Yankees, così potrò ricostruire Londra e distribuire ricchezze ai poveri lavoratori”. Vuotò il suo bicchiere e sospirò. “Anche se dovrò dare una lezione a quei dannati avvocati, ai politici e agli ammiragli ribelli”. “Sono certo che il mio Signore farà ciò che è necessario” disse Clyde, “il diffusore di incenso è pronto, mio Signore”. “Molto bene, Clyde” disse Lord Darkhouse alzandosi dalla poltrona, “completiamo il rito propiziatorio per una pace perenne sotto l’egida della Darkhouse & Sons.” FINE

Storie di Steampunk – Dirigibili n. 4 – Decollo
09 Agosto 2025

*** La serie inizia con "Dirigibili n.1: Libellula" *** Mi svegliai di soprassalto al suono di una sirena a manovella. Prima che la mente fosse consapevole delle azioni, armeggiai con la mano intorno al comodino per trovare la luce a gas. Nel torpore del sonno rovesciai il pacchetto dei fiammiferi e si sparpagliarono sul pavimento. Appena la mia gamba malata toccò le assi di legno, inviò un dolore al dente. Frugai con le mani fino a trovare i fiammiferi. Pochi istanti dopo, la luce a gas illuminò l’oscurità. La gamba mi pulsò e fui grato di non poter vedere sotto i bendaggi. L’odore del pus mi nauseava. Avevo trascurato le erbe e le compresse che Virginia aveva preparato per me. Quando fosse tornata, mi avrebbe rimproverato. Ma mia figlia aveva ragione. Dovevo rafforzare il mio corpo per la lunga guerra che avevamo davanti. Ci fu un colpo fragoroso. “Capitano Tyler!” La voce soffocata del Primo Ufficiale Edward Keenan filtrò dalla porta. “Signore! Le mongolfiere di ricognizione hanno avvistato le Dreadnought della Darkhouse & Sons sul Tamigi!” Dannati nemici! Le Dreadnought erano in rotta un giorno prima di quanto le nostre spie ci avevano detto di attenderle. Erano dirigibili all’avanguardia che non avremmo potuto eguagliare. Le turbine a vapore e i fucili pesanti delle Dreadnought erano anni avanti rispetto a quelle del nostro dirigibile. La nostra unica difesa era la rischiosa azione di bloccare la loro entrata su Londra e pregare che le bombe incendiarie di Sarah Hunter centrassero gli obiettivi. Gridai alla porta: “Keenan, i preparativi dell’equipaggio a terra?” Le doghe di quercia ovattarono la voce di Keenan: “Hanno finito in serata. Il Proud Gale è pronto per l’ispezione pre-volo all’involucro del gas”. “Keenan, giovanotto” sussultai nel mettere gli stivali, “portala alla piattaforma di lancio, ci vedremo lì”. Esitò un istante prima di parlare: “Ma la vostra gamba, Signore.” “Ora, Primo Ufficiale!” “Sissignore!” Il suo veloce galoppo si dissolse rapidamente. Sospirai e mi misi una mano sul capo. Keenan era un bel giovanotto e sarebbe dovuto essere a casa con la moglie incinta e il bimbo piccolo. Invece, si sarebbe trovato ad affrontare dirigibili avanzati sul cimelio al mio comando. Meritava di meglio. Tutti a Londra meritavano di meglio. Prima che tutto questo finisse sarei stato probabilmente la morte di Edward Keenan. E la morte di molti altri. Ero un vecchio con una gamba ferita. Non ero adatto a guidare la nostra difesa ma la nostra flotta era gravemente priva di uomini con esperienza. Non ero mai stato fra i capitani migliori. Le mie capacità tattiche erano sempre state comuni. Solo la mia grande esperienza e i nervi di acciaio mi avevano fatto vincere battaglie. Mi ritirai molto prima che Darkhouse & Sons iniziassero la conquista omicida dell’Inghilterra. Rientrai per servire la mia grande città. Mi preoccupai poco dell’onore e dei titoli e presi servizio come capitano e non come ammiraglio. Nella terza battaglia dell’aria patii schegge di cannone nella gamba. Neppure Virginia me la poté guarire. Disse che avevo bisogno di erbe e di riposo. Avevo tempo a malapena per le erbe e niente tempo per il riposo. Mi precipitai per il corridoio in pietra senza il mio bastone. In aria, un bastone non serviva a nulla. Sul ponte del Proud Gale la mia sola speranza di tenermi in piedi era di aggrapparmi a un corrimano o al timone. Avrei tenuto Kennan al timone per più tempo possibile. Occorreva che il ragazzo imparasse alla svelta e durante la battaglia io avevo necessità di fare con calma. Mi vergognavo a pensare che avrei avuto bisogno di riposo finché non fossimo nel vivo di questa, ma la mia gamba non mi avrebbe permesso di più. Le luci dell’alba mi circondarono lentamente i piedi. Guardai in alto e una folata di vento quasi mi portò via il cappello da capitano. Tutte le volte che guardavo lo spettacolo mi sentivo umiliato. Dozzine di dirigibili attraccavano alle banchine galleggianti sul Tamigi. Aspettavano il loro turno per librarsi sopra la piattaforma per un’ultima ispezione dell’involucro di elio prima di svolazzare in battaglia. Di solito un capitano sale a bordo della sua nave da terra, ma io ero troppo lento nei movimenti. Mi sarei imbarcato sul Proud Gale dal ponte di ispezione. “Buongiorno, Capitano Tyler” una silhouette si stagliò da una cima di ormeggio che si alzò in aria di cinquanta piedi. Anche con gli occhi socchiusi mi ci volle un momento prima di riconoscere la figura flessuosa, “Capitano Hunter. Buongiorno a voi, signora”. Le labbra di Sarah si arricciarono nel portare alla bocca un cigarillo. Aspirò a fondo e rilasciò una nuvola di fumo increspata. Era nella sua divisa e pelli da volo, gli occhiali sulla testa e il cappello rosso da volo che le pendeva dal collo. Mi si avvicinò: “Sembra che Darkhouse & Sons voglia finire in fretta questa guerra”. Pensai che fosse la cosa più curiosa da dire. “Avevate previsto diversamente, Capitano Hunter?” “Sì, signore” Sarah mi affiancò camminando verso le intelaiature, “mi aspettavo che Lord Darkhouse giocasse con noi al gatto e al topo”. Mi fece un sorriso malizioso. “Poi, al momento giusto, Lord Darkhouse ci avrebbe fatto a pezzi e portato a casa come trofei”. Che cosa curiosa da dire. “Perché dovrebbe fare una cosa talmente sciocca? Una guerra si vince quando le battaglie sono rapide e decisive”. “Con rispetto Capitano Tyler, voi non conoscete Lord Darkhouse” disse lei mettendo la mano sulla ringhiera. Rallentò il passo per adattarlo alla mia salita, “lui non vuole una vittoria rapida” si fermò e mi fissò negli occhi, “lui vuole nutrirsi delle nostre anime”. Sentii la scossa gelida delle sue parole. Stava insinuando che Lord Darkhouse fosse una sorta di adoratore del diavolo? Cosa sapeva dei suoi veri obiettivi? Avevo appena aperto bocca quando lei riprese a parlare. “Sembra che il Proud Gale abbia avuto il permesso di decollare” disse Sarah e fece il saluto all’ispettore, “vi lascio al vostro equipaggio”. Passai la mano sui miei baffi ramati. “Signora, per quando è previsto il vostro volo?” “Subito dopo che sono decollati tutti i cacciatorpedinieri e le fregate”. La sua treccia sferzò al vento. “Il Darner non ha capacità di vapore sufficiente a gestire un volo sostenuto”. Annuii. “La seconda carica incendiaria si trova nelle gambe di presa?” “Sì signore, ho fatto una seconda prova di volo” Sarah scosse la testa, “rallenta fortemente il Darner perciò devo usare il Proud Gale come copertura finché non ho liberato la prima carica”. Sarah mi rivolse quelle parole con rammarico, quasi vergognandosi di doversi nascondere dietro di noi. Ma era lei più di tutti a correre i rischi maggiori. Il Darner non aveva l’armatura per difendersi dal fuoco della Gatling. Un colpo di cannone l’avrebbe spazzata via dal cielo. Chinai la testa. “Il Proud Gale è al vostro servizio, signora”. Sarah fece il saluto. “Per una Londra libera”. Risposi al saluto. “Per una Londra libera”. La guardai scendere gli scalini di legno. Sebbene fosse una donna fatta, aveva conservato la giovinezza, l’andatura saltellante che ricordavo. Scossi la testa e zoppicai fino all’ampio ponte di ispezione per salire a bordo del Proud Gale. Nel rispondere al saluto di Keenan, riflettevo sulle parole di Sarah riguardo a Lord Darkhouse. Che genere di nemico stavamo affrontando? E cos’altro sapeva Sarah Hunter? FINE

Storie di Steampunk – Dirigibili n. 3 – Sarah Hunter
19 luglio 2025

*** La serie inizia con "Dirigibili n.1: Libellula" *** “Una decisione ridicola” disse il capitano di fregata del dirigibile. Lanciò uno sguardo all’ammiraglio Robert Walker e sussurrò aspramente: “E pensare che l’ammiraglio Walker la aveva inclusa nella nostra formazione di difesa”. “Assurdo” disse un capitano di cacciatorpediniere dirigibile, “rischia di perdere conoscenza in un volo prolungato a elevata altitudine”. “Infatti” replicò il capitano di fregata, “è risaputo che gli organi femminili non possono sopportare una ridotta pressione dell’aria”. “Cosa succederebbe se durante la prossima battaglia aerea avesse un attacco di isteria?” disse un capitano dal tavolo accanto. “Potrebbe schiantare il Darner dritto nel mio ponte”. “Questi incontri di guerra erano piuttosto piacevoli” disse il capitano accanto a lui. Sospirò nel suo whiskey, “sì, la situazione di Londra è disastrosa, ma la stanza della guerra dovrebbe rimanere un affare da gentiluomini”. “Il Libero Concilio di Londra non vede il giusto e lo sbagliato di Sarah Hunter?” “Il posto di una donna è a casa!” “Perché lei si confonde con gli affari di guerra?” “Vorrei non vedere più Sarah Hunter che sfila come pilota”. “La stanza della guerra è stata stravolta e oso dire che non verrà recuperata”. “Io propongo di affrontare la situazione con l’ammiraglio...” La porta della stanza della guerra si chiuse sbattendo. Il capitano Sarah Hunter, in piedi a testa alta, con un gilet di pelle e pantaloni di lana, esaminava la stanza. Aveva i capelli scuri tirati indietro nella solita treccia che le arrivava alla vita. Le lunghe braccia penzoloni e le dita contratte. Con lenti passi felini attraversò il pavimento per mettersi accanto all’ammiraglio Robert Walker. Gli occhi verdi le brillavano di sdegno. Fece un secco saluto militare. “Ammiraglio Walker e miei compagni capitani, buongiorno”. L’enfasi su compagni era inconfondibile perfino per l’uomo più ottuso in quella stanza. Le tre dozzine di capitani si alzarono in piedi. Ci fu qualche brontolio ma gli uomini ricambiarono il saluto e si rimisero velocemente seduti. Il Capitano Samuel Tyler si sistemò sulla sedia con una smorfia e sospirò. Per buona parte di un’ora aveva ascoltato i capitani deridere Sarah. Appena uno di loro si zittiva, qualcun altro prendeva il suo posto. Erano stati fatti commenti di ogni tipo, dall’assurdo al privo di tatto. Ne contestavano le capacità, i principi morali, e perfino la fisicità mascolina. Semplicemente, i capitani non accettavano che una donna, soprattutto così giovane, potesse essere un fattore determinante nella difesa aerea contro Darkhouse & Sons. Tyler conosceva Sarah da quasi dieci anni. L’aveva incontrata quando lei aveva collaborato con suo padre, l’ingegnere militare vittoriano Treyton Hunter. Quando i due uomini apportavano miglioramenti alle pinne del rotore, la vivace bambina porgeva gli strumenti al brillante ingegnere. Avrebbe energicamente affermato che un giorno sarebbe diventata la più grande pilota che il mondo avesse mai visto. Tyler era abbastanza sicuro che avesse già raggiunto il proprio obiettivo a soli venti anni. La breve storia di Sarah Hunter pilota sembrava incantata. Aveva pilotato il primo ornitottero sperimentale quando aveva soltanto tredici anni. Tre anni più tardi aveva surclassato i piloti seniores pilotando l’ornitottero Raven nelle esibizioni aeree su Londra. Ora, a venti anni, era la sola persona in grado di pilotare il Darner, un dirigibile così sconcertante al punto che gli uomini che avevano cercato di pilotarlo avevano rinunciato ai loro sforzi. Avevano dichiarato che non era possibile governare il prototipo. Il bombardiere da combattimento Libellula aveva troppi comandi. Era troppo instabile quando volava alla massima potenza. Nel volo a punto fisso l’ornitottero minacciava di ribaltarsi. Mentre essi discutevano con Treyton Hunter sulla complessità dell’ornitottero, Sarah aveva acceso le turbine a vapore ed era balzata nella cabina di pilotaggio. Aveva svolazzato sul Tamigi e nel tuffarsi sul campo di prova aveva quasi reciso i loro cilindri. Il suo perfetto volo a punto fisso e il suo atterraggio morbido erano stati una beffa per i piloti. L’ammiraglio Robert Walker non aveva altra scelta che assegnare a lei la difesa aerea. Tyler vide la coppia malassortita bisbigliare brevemente. Un inquieto Walker annuì seccamente e pose le mani sul modellino in scala di Londra. “Signora e signori, discuteremo la nostra nuova strategia per la difesa aerea della città”. Walker girò una manovella e un dirigibile giocattolo pitturato con l’Union Jack discese. Azionò una seconda manovella e la flotta della Darkhouse & Sons cadde dal soffitto come uccelli rapaci. “Le nostre spie ci informano che la nuova unità operativa Dreadnought si unirà alla flotta da guerra Darkhouse & Sons. Si prevede che affronteremo almeno tre Dreadnoughts nel prossimo attacco su Londra”. Walker ruotò un piccolo volante che spostò i dirigibili penzolanti su Londra e li posizionò in formazione da difesa. “Dobbiamo bloccare il loro ingresso nello spazio aereo della città e permettere al Darner di volare attraverso la nostra formazione per bombardare questa nuova minaccia”. Un capitano di fregata si alzò con atteggiamento canzonatorio. “Ammiraglio Walker, permettetemi di porre un quesito sulle tattiche” i suoi occhi guizzarono da Walker all’impassibile Sarah. Walker annuì. “Permesso accordato”. “Come può il Darner far fuori più di un dreadnought solamente con una singola carica incendiaria?” Il capitano di fregata vide in giro per la stanza le teste che annuivano. “Non stiamo compromettendo la difesa standard per uno stratagemma rischioso con un prototipo appena testato, pilotato da ...” agitò le braccia, “pilotato dal gentil sesso?” La stanza ribolliva quando Walker li fulminò con lo sguardo. La barba fiera, la testa rasata a zero e i glaciali occhi grigi ristabilirono l’ordine senza alzare la voce. “Capitano, il Darner è stato modificato in modo da trasportare una seconda carica”. Walker guardò l’inespressiva Sarah che fece un breve cenno di assenso. L’ammiraglio fece girare una ruota e il minuscolo Darner appeso a un filo d’acciaio verso un grande dirigibile con il ponte piatto. “La nave da rifornimento galleggiante è stata dotata di una piattaforma di atterraggio a sbalzo. Il capitano Hunter ha eseguito una simulazione di prova per montare una terza e una quarta carica incendiaria”. Walker fece un cenno a Tyler. “Come abbiamo visto insieme al capitano Samuel Tyler, gli sforzi congiunti di un cacciatorpediniere e di un bombardiere da combattimento Libellula sono stati coronati da successo nell’abbattimento del superiore Crusher”. Ci fu qualche mormorio nella stanza, mentre il capitano di fregata borbottò un grazie e si mise a sedere con uno sguardo impietrito sul viso. Il capitano Tyler fece una smorfia per essere stato messo in evidenza. Benché fosse stato definito un eroe nelle strade e nei pubs di Londra, i suoi compagni capitani gli avevano offerto poco più di un freddo ringraziamento per la sua rischiosa missione nell’affrontare il Crusher. Sarah non aveva ricevuto alcun ringraziamento. Ma nessun grado di derisione avrebbe impedito a Tyler di collaborare con la giovane Sarah. Lei era un elemento fondamentale nella difesa della città. Ed era la figlia del suo amico. Il capitano Samuel Tyler rivolse lo sguardo all’alta e sottile Sarah accanto al cupo Walker. Sentiva affinità con lei e suo padre. I due uomini avevano perso entrambi le mogli durante il parto. Tyler aveva un figlio di ventiquattro anni, Charles, e una figlia di ventidue anni, Virginia. Treyton Hunter aveva soltanto Sarah. Erano due vedovi che temevano per i loro figli adulti con Londra in guerra. Sarah rischiava la vita nell’aria. Virginia si era messa in pericolo come spia e assassina. Charles era in costante pericolo, ammassato in una macchina da guerra sul fronte di battaglia a Londra nord. All’inizio della guerra, i due padri si erano confidati a vicenda. Avevano fatto le scelte giuste per i loro figli? Quale prezzo avrebbero pagato le loro famiglie per liberare Londra dallo stivale dell’oppressione? FINE

Storie di Steampunk – Dirigibili n. 2 – Speziale
05 luglio 2025

*** La serie inizia con "Dirigibili n.1: Libellula" *** Il lieve ticchettio delle tazze cinesi si mischiava a risate sommesse. Tovaglie di pizzo bianco cadevano su vestiti e su pantaloni. Vassoi di dolci e focaccine da tè andavano e venivano sulle spalle di camerieri impassibili. Accanto a una lampada a gas, una giovane donna lasciò un’ombra ultraterrena sulla carta da parati floreale e sottile. Indossava un cappotto nero sopra una polacca di velluto verde scuro. I guanti bianchi erano intonati col cappello gessato. Quando un uomo grassoccio dalle lunghe basette si alzò per salutarla, sorrise e fece un profondo inchino. “E’ un piacere, signora” disse lui lisciandosi la giacca spiegazzata e facendole un breve inchino, “devo ammettere, mi sono molto sorpreso quando ho letto nel telegramma che vostro marito avrebbe mandato la sua cara moglie al nostro incontro”. “Oh, Harold è talmente sbadato” rise lei nella sua mano, “ha programmato due incontri per questo pomeriggio. Se i nostri domestici non gli avvitassero la testa ogni mattina, temo che prenderebbe l’auto a vapore per Darkhouse & Sons senza quella." L’uomo ridacchiò e le spostò la sedia. “Sì, il nostro Harold ha troppe cose in mente. E’ un peccato che non possa discutere con voi i dettagli del nostro incontro”. Allargò la bocca in un sorriso felino. “Non sopporterei di mettere a dura prova le vostre fini sensibilità”. Lei ridacchiò e agitò la mano. “Conoscete fin troppo bene le donne, mio buon signore. Coi nostri cervelli deboli, è probabile che con troppi particolari andremmo in crisi”. Lui rise e aspirò il suo sigaro. “Mia moglie non la disturbo nemmeno, con queste cose”. Picchiettò sul tavolino. “Avete portato il registro?” “Oh sì, eccolo”. Urtò con il braccio la teiera di porcellana e la mandò in frantumi sul pavimento. Dalla sala da té arrivò un sussulto e la donna si torse le mani. “Bontà divina, che disastro che sono! Per fortuna il vostro tè è ancora nella tazza”. Sorrise e abbassò gli occhi. “Fareste meglio a finire di berlo prima che io provochi un’altra tragedia greca!” “Non vi preoccupate” l’uomo scolò la sua tazza e schioccò le labbra, “ne farò portare subito un’altra”. Alzò il braccio. “Ragazzo! Teiera! E fai presto!” “Vi ringrazio, signore”. Piegò le mani in grembo e si appoggiò allo schienale. Un giovane cameriere le riempì la razza di tè nero bollente. Lei sorrise e si sistemò il cappello. “Presumo che abbiate i documenti chiesti da Harold?” “Certamente” dette una pacca alla borsa appesa alla sedia, “ma perché tanta fretta? Godiamoci qualche momento di compagnia”. Mosse gli occhi su e giù per la sua figura. “Potremmo prendere un’altra focaccina e poi magari ritirarci nella mia sala da tè privata”. “Oddio” sbattè la mano febbrilmente, “vorrei aver portato il mio ventaglio”. “Ve ne procurerò uno, signora”. Alzò la mano. “Ragazzo! Porta un ventaglio per la mia gentile ospite”. Due camerieri scambiarono qualche parola, uno si diresse verso il retro della sala da tè e scomparve in una porticina. La donna sorrise, prese una focaccina e ci dette un morso con delicatezza. L’uomo la fissava e si leccava le labbra. La fronte pronunciata gli luccicava di sudore. Le guance minacciavano di inzupparsi nel colletto. Era un uomo abituato a una vita agiata e senza pensieri. Uno che non provava vergogna a prosperare sulle spalle dei lavoratori. Era palese in ogni suo gesto. Gli occhi della donna guizzarono verso l’ingresso e lei si premette i gomiti ai fianchi. Abbassò gli occhi e parlò sommessamente: “Se mi scusate un momento, signor mio. Devo recarmi alla toilette per signore. Questioni femminili”. “Ma certo, signora”. Tossì e si tirò il colletto. “Fa molto caldo nella sala da tè”. Appena fu in piedi, gli sussurrò da sopra le spalle: “Forse dovreste cercarvi una vettura”. Lui si strinse lo stomaco e gemette. “Sì. Sì, dovrei. Ragazzo! Chiama la mia carrozza”. La donna si fece strada fra i tavolini verso il bagno delle signore. Aprì la porta, sgusciò all’interno e tirò il chiavistello. Si tolse il cappello e la parrucca scura rivelando al di sotto capelli biondo fragola. Appoggiò il travestimento sul bancone di marmo e svelò le sue lunghe ciocche. Tirò fuori degli spilli dalla manica e si sistemò abilmente i capelli all’indietro. Frugò nella borsa e tirò fuori un soprabito giallo con un motivo floreale. Si tolse quello nero e si infilò alla svelta il travestimento gioioso. Indossò un cappello giallo coordinato e se lo sistemò di traverso. Si dette una guardata finale allo specchio. A ricambiare lo sguardo era Virginia Tyler, figlia del Capitano Samuel Tyler. Stipò il travestimento nella borsa e sbloccò la porta del bagno. Mentre camminava nella sala da tè, vide il suo presunto marito che gesticolava sopra l’uomo disgustoso accasciato sul tavolino. I camerieri stavano gridando a proposito di una donna scura di capelli, con un vestito verde e un cappotto nero, con la quale lui aveva condiviso il tè. Ovviamente, Virginia aveva condiviso molto più di un semplice tè. Prima che il cameriere lo servisse, aveva aggiunto qualcosa nella teiera. Un vero peccato che si fosse accidentalmente fracassata sul pavimento prima che lei potesse bere a sua volta. Da esperta speziale, Virginia sapeva quale dose potrebbe guarire e quale potrebbe uccidere. L’esecuzione dell’uomo non era stata il suo principale obiettivo. Il London Free Council sospettava che le carte da lui trasportate contenessero una lista di talpe e un’infiltrazione pianificata del loro esercito. La repentina comparsa di Harold Webster, un giovane contabile della Darkhouse & Sons, le aveva impedito di recuperare i documenti. Era delusa per l’opportunità perduta, ma la guerra per la libertà era piena di battute d’arresto. Virginia voltò la testa e si diresse intenzionalmente all’ingresso della sala da tè. Esitò nel sentire l’ultimo sussulto dell’uomo. Perlomeno avrebbe trovato conforto nel fatto che vi era un senior trader in meno alla Darkhouse & Son. FINE Grazie a Fabio e a Sara per la valigetta da Farmacista con le sue fiale ingegnose.

Storie di Steampunk – Dirigibili n. 1 – Libellula:
24 giugno 2025

“Capitano Tyler! Corazzata al largo a prua dritta!” Mossi la testa di scatto per seguire il dito del Primo Ufficiale Edward Keenan puntato in segno di avviso. Fluttuando da una nuvola grigia sopra di noi, un’enorme corazzata ghignava come uno squalo megalodonte. Era sia la bella che la bestia. Non avevo bisogno di vederne la fiancata per sapere che era il Crusher, l’ammiraglia della dispotica compagnia Darkhouse & Sons. Sulla sua gondola ci sarebbero entrati due dei nostri cacciatorpedinieri. Era verniciata color ferro opaco con una croce rossa gigante sul mostruoso involucro di gas elio. Per spostare il suo peso inimmaginabile, il Crusher era stato progettato a doppia elica. Era alimentato da tre enormi motori a carbone e montava stabilizzatori di vento delle dimensioni di fregate. Quello che mi terrorizzava maggiormente non erano i suoi duecento cannoni bensì la mitragliatrice Gatling all’avanguardia montata sul suo ponte di prua. Aveva le dimensioni di una macchina a vapore e per funzionare le serviva una squadra di cinque uomini. Avrebbe potuto distruggere uno scafo come l’artiglio di un gatto potrebbe tagliare un foglio di carta da scrivere. “Mantieni la rotta, ragazzo! Non virare!” Keenan era un buon primo ufficiale. Solo venticinque anni e proiettato in quella posizione dopo la morte di troppi uomini esperti. I primi mesi di battaglie aeree erano state un disastro per Londra. Keenan deglutì a fatica. “Agli ordini Capitano”. Afferrò il timone e ci tenne sulla rotta suicida. Eravamo un cacciatorpediniere, la metà delle dimensioni della corazzata in arrivo. Nondimeno eravamo la miglior speranza di Londra. Non avrei permesso che il Proud Gale deviasse dalla nostra missione segreta. “Capitano!” la testa di Keenan sobbalzò dal cannocchiale montato sul timone. “Il Crusher sta preparando la Gatling!” “Esonerato, Keenan!” gridai zoppicando verso il timone. La mia gamba malmessa sembrava legno marcio. Presi il posto di Keenan al voluminoso timone. “Mirate all’artiglieria pesante”. “Secondo ufficiale!” gridò Keenan. Saltò giù dal ponte di prua e con un tonfo cadde sulle umide tavole sottostanti. Il giovane non aveva prestato attenzione alla pioggia fredda. “Pronti al fuoco!” “Signorsì!” Vidi il secondo ufficiale correre sul ponte e gridare ordini ai nostri artiglieri. Il Proud Gale aveva due Gatling di media taglia a rotazione rapida. Non bastavano a danneggiare seriamente il Crusher, ma con una mira accurata potevamo costringere i nostri nemici ad allontanarsi di volata dalla loro potente arma. Guardai il mio orologio da taschino. Ormai il Darner avrebbe dovuto raggiungerci. I miei ordini potevano esser sembrati una missione suicida per i miei uomini, ma io non ero un capitano che voleva morire. Dovevamo abbattere il Crusher coordinando l’attacco con un nuovo dirigibile. La città di Londra aveva costruito un ornitottero bombardiere da combattimento ad alta velocità che poteva cambiare le sorti della guerra contro Darkhouse & Sons. “Keenan!” gridai mettendo la gamba malmessa sulla postazione del timone. “A tutta velocità!” Keenan suonò la campana del motore e sventolò le bandiere di avvertimento. Il capomacchina issò in risposta la sua bandiera e dalle turbine uscì il sibilo del vapore. La nostra elica raddoppiò la rotazione e spinse avanti il Proud Gale. Poggiai il corpo sul timone e le alette del rotore ci deviarono a babordo. Quando la nave virò brutalmente, la gondola cigolò e dondolò sotto l’involucro di gas. Quando la nostra Gatling fece fuoco, l’equipaggio lottò per tenersi in equilibrio. Proiettili traccianti seguirono il tiro dritti verso la potente arma del Crusher. I nostri nemici furono lenti ad aprire il fuoco e abbandonarono la loro arma pesante. Ma non fu vittoria. Entro pochi secondi saremmo stati alla piena portata dei loro cannoni. “Keenan!” virai bruscamente a dritta per navigare in parallelo al Crusher. “Sganciate dodici sacchi di zavorra!” “Ma Capitano!” gridò Keenan sopra il tuono ringhioso. “La spinta verso l’alto strapperà le funi di rinforzo!” “Ora, Primo Ufficiale!” urlai. Compativo Keenan. Non sapeva niente dell’audace progetto di Londra. Leale e disciplinato, il Primo Ufficiale dette ordini a gran voce e i marinai dell’aria tagliarono e fecero a pezzi una dozzina di corde. Le zavorre precipitarono e le cime dell’imbarcazione cigolarono increspandosi fino all’involucro di gas. Con un sussulto di stomaco il Proud Gale si levò verso il cielo. Cercai di non pensare agli enormi pesi che avremmo sganciato su Londra. Dio solo sapeva chi o che cosa avrebbero colpito. Era il prezzo della guerra. La pioggia gelata mi inondò e gocciolò dai miei folti baffi. I nostri cacciatorpedinieri salirono e presero colpi di cannone. La serratura del gancio di traino esplose in una pioggia di schegge. Tre marinai dell’aria furono spazzati via dal ponte. Quando il parapetto di sicurezza a dritta venne fatto a pezzi dal fuoco di cannone, si staccarono le assi. Presi il timone con forza e pregai che arrivasse il Darner. “Keenan! Rispondete al fuoco!” I nostri cannoni spararono una raffica intanto che il nostro cacciatorpediniere si stabilizzò sopra il Crusher. Le palle di cannone rimbalzarono sulla gabbia dell’involucro e precipitarono sul ponte della corazzata. Non fermai la salita dei nostri nemici. Entrambe le imbarcazioni erano state colpite violentemente ma il Proud Gale era ricoperto di legno e acciaio e aveva subito delle perdite. Avevamo perso due ganci di traino degli involucri di gas e la nostra gondola oscillava pericolosamente. Gli artiglieri del Crusher si precipitarono verso la loro massiccia Gatling. Calai il mio monocolo sull’occhio e vidi gli uomini del nemico azionare le manovelle. La poderosa arma ruotava e io sapevo che avrebbero mirato al timone. In meno di trenta secondi mi avrebbero fatto a pezzi. Guardai il mio orologio da taschino e mormorai il Padre Nostro. “Capitano!” Keenan indicò l’orizzonte. “A dritta! Dirigibile sconosciuto sopra di noi!” Misi a fuoco il monocolo e sentii sobbalzare il cuore. Dio salvi Londra! Il Darner cinguettò arrivando con quattro ali battenti a una velocità che nessun’altra nave avrebbe potuto eguagliare. La sua lunga, elegante sagoma era una striscia blu che si tuffava sui nostri nemici. Era il primo della sua categoria, un bombardiere da combattimento di classe Libellula. Il Darner fece fuoco con la Gatling strepitando verso il basso. Lasciò una scia di vapore e livellò la sua agile struttura per intercettare l’immensa corazzata. Facevo fatica a guardare l’iniquo scontro. Con una destrezza che non credevo possibile, il Darner irruppe attraverso le enormi corde che tenevano l’involucro del Crusher alla sua gondola. Le zampe del Libellula si dischiusero e lasciarono cadere il suo carico incendiario. Lo vidi schiantarsi sul ponte e incendiarsi in uno spettacolo accecante. Sentivo il nemico che urlava mentre le fiamme oleose attorcigliavano, bruciavano e divoravano le corde. “Keenan! A tutto fuoco!” I nostri cannoni scoppiarono e le nostre Gatling sputarono colpi. Il Crusher si trovò alla nostra altezza e noi sparammo una seconda, devastante raffica di cannonate al suo ponte frantumando legno e ossa. Con l’equipaggio nel panico fra le fiamme, nessuno dei loro uomini rispose al fuoco. Scatenammo una raffica finale di cannonate sui nostri nemici, il legno bruciato si frantumò e piovve su Londra. Schioccarono le corde del castello di prua della corazzata e la gondola si inclinò in avanti. Uomini che urlavano nel precipitarsi verso la morte. Con un violento conato il Crusher si inclinò e gemette come una balena morente. Sentivo l’odore delle travi bruciate attraverso la pioggia battente. Le fiamme guizzanti deformarono l’involucro di gas della corazzata e le si spezzarono i ganci. In un istante cadde come una pietra. Tanto repentinamente quanto era apparso, il Crusher scomparve sotto le nuvole. Quella che era stata una missione suicida, adesso era divenuta un trionfo. Quando il Darner ci passò accanto, dal mio equipaggio si levarono urla di gioia. Puntai il mio monocolo sulla piccola cabina appena in tempo per ricevere un saluto dal Capitano Sarah Hunter. Indossava occhiali dorati e un elmetto di cuoio rosso. La sua lunga treccia scura serpeggiava al vento. Ero sicuro che quando ha fatto ronzare il Darner attorno al Proud Gale, le sue labbra si sono arricciate in un sorriso beffardo. Sarah fece rollare il Darner in uno spettacolo di acrobazie spaventoso. Gli uomini esultarono e agitarono i loro berretti di cuoio. L’ornitottero Libellula era un capolavoro dell’ingegneria vittoriana. Sarah Hunter era il miglior pilota collaudatore di Londra e adesso era la nostra arma segreta contro l’immensa flotta aerea della Darkhouse & Sons. Samuel Tyler, Diario del Capitano, 14 giugno 1880. Prima registrazione giornaliera: La battaglia contro il Crusher è stata una vittoria necessaria, ma la guerra per la difesa di Londra è soltanto appena iniziata. Darkhouse & Sons hanno conquistato la Scozia, l’Irlanda e l’intera Inghilterra del Nord. Il colosso della società commerciale ha fame di dominare il mondo. La città di Londra sta conducendo la battaglia contro l’impero privato ma i venti di guerra non sono a nostro favore. FINE Grazie a Fabio e a Sara per aver lasciato il poster dell’ornitottero dirigibile sul tavolino dei libri.

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